Ti Amo perché Mi Amo – L’Arte di Amare Sé Stessi

EPISODIO 2 DEL MIO PODCAST AMORE LIBERO

(Esercizio con lista di 120 valori in fondo all’articolo)

Mi avvicinai a quella vitrea trasparenza
scorsi qualcosa di cui non potei fare senza
mi appoggiai, percepii una diafana trasparenza
mi mirava dall’altro lato, con tale indulgenza
racchiuso perenne lì,  in me la sua residenza
inaccessibile ad alcuna superficial conoscenza
era il mio Io interiore, la mia vera, pura essenza

Mi chiamo Nicolas Barilari, benvenuta o benvenuto ad Amore Libero, il podcast che esplora le dinamiche relazionali romantiche e dipinge l’amore che siamo capaci di dare agli altri come riflesso di quello che siamo capaci di dare a noi stessi. Se lo vuoi puoi contattarmi su Instagram, mi trovi al nome nicorelazioni oppure tramite indirizzo e-mail info@viaggioversome.com Dunque accomodati, e partiamo.

Ed eccoci atterrati nel secondo episodio di questo podcast. Le parole che hai sentito in apertura fanno parte di una poesia che scrissi quattro anni fa, ma che calzano a pennello con l’argomento di cui parleremo in questo episodio. Ecco, ora immagina di avere davanti a te una tela bianca e di disegnare o dipingere due persone stilizzate l’una accanto all’altra, ma che non si tocchino. Utilizza pure il tuo estro immaginativo artistico. Tienile a mente, visualizzale, perché voglio aprire questo episodio parlando dei quattro pilastri su cui si fonda l’amore che fa da cardine a tutto il podcast di Amore Libero.

E adesso li andiamo a raffigurare. Quindi disegna un cerchio con la tua immaginazione attorno ad una delle due persone. Quella sei tu. E il cerchio rappresenta l’amore che tu hai per te stessa/stesso: il primo dei quattro pilastri. Ora disegna un cerchio attorno alla seconda persona: lei è il partner o la partner e il cerchio in questo caso raffigura l’amore per il prossimo, il secondo dei quattro pilastri. Ora puoi cimentarti con il terzo cerchio. Disegnalo comprendendo lo spazio tra le due persone. Cioè cercando di circondare tutto quello spazio di tela bianca che intercorre tra te e l’altro. In questo terzo cerchio non ha sede nessuna persona, circonda il vuoto: è l’amore per tutto ciò che dà modo a te di conoscere il mondo dell’altra e all’altra di conoscere il tuo mondo. Quindi è l’amore per l’ascolto e per la comunicazione. Ed è il terzo dei quattro pilastri. E poi il quarto pilastro, forse il più difficile da comprendere: disegna un cerchio che ingloba tutto quello che hai già disegnato e dipinto in precedenza, quindi che circonda tutti i tre pilastri. Questo è la visione di insieme. L’amore per il processo, per l’energia, per il modo in cui la relazione nasce e si sviluppa grazie ai primi tre pilastri. È un amore di gratitudine.

Questo episodio si basa sul primo pilastro, primo dei quattro, l’amore per sé stessi. E qui con me ho una bella lista di 8 punti per amare sé stessi. Iniziamo. Punto uno: conoscere sé stessi. Come facciamo ad amare qualcuno che non conosciamo? E così vale anche per noi stessi. Ma come si fa a conoscere sé stessi? Le vie sono molte, una delle quali può essere quella di conoscere i propri valori, i valori su cui si fonda la nostra serenità, la nostra visione del mondo, ciò in cui crediamo, ciò che ci fa stare davvero bene. Spesso ragioniamo razionalmente con la mente di superficie, ci siamo fatti un’idea di cosa è bene di cosa è male per noi, ma cosa ci dice la nostra interiorità invece? Quali sono le sensazioni che percepiamo quando pensiamo in maniera intensa a un valore piuttosto che a un altro? Qui ti propongo un esercizio: quello di stilare una lista sparsa di valori, almeno un centinaio direi, e poi per ognuno di essi leggerlo, chiudere gli occhi e cercare di percepire cosa si prova riguardo quel valore. Senza metterci troppa razionalità, senza immaginare cosa bisognerebbe sentire, cercando semplicemente di vedere se emergono sensazioni positive, o sensazioni negative. Da quei 100-120 valori selezionare i 50 per i quali si sono sentite emozioni più positive. E poi ancora, da quei 50 farli diventare 25 e infine 10. Arriverai così dunque ai tuoi 10 valori fondanti con i quali non potrai mai scendere davvero a compromessi, se non a scapito della tua serenità interiore. E potresti anche scriverti questi 10 valori e tenerteli da qualche parte con te, nel caso in cui ti serva rinfrescarli prima di una decisione importante, chiedendoti se quella decisione rispetta o meno i valori su cui ti fondi. Se vuoi, puoi partire con la lista di 120 valori che ho preparato per te e che trovi in fondo a questo articolo.
Altre strade per conoscere sé stessi sono la meditazione, avremo modo di parlarne meglio nei prossimi episodi, e lo sviluppo di un’intelligenza emotiva, in questo caso rivolta verso l’interno: cioè la capacità di ascoltare le emozioni che emergono da dentro di noi, mentre emergono, e gestirle, sapendo che le emozioni che proviamo non siamo noi, ma sono enti che ci vengono a far visita. Siamo noi a decidere e a regolare quanto immergerci in quelle emozioni e quanto farci sequestrare o meno da esse, come diceva letteralmente Daniel Goleman, psicologo che parlò di intelligenza emotiva.

E ora arriviamo al secondo degli otto punti che andiamo elencando, l’auto-accettazione. Quindi, dopo aver conosciuto sé stessi, i nostri valori, chi siamo e quali emozioni percepiamo in determinate situazioni, dobbiamo accettare tutto questo, e accettare anche i nostri errori e le imperfezioni. Dunque, in definitiva, accettare il modo in cui si è; che non significa rassegnarsi: la rassegnazione è un atteggiamento passivo, negativo, nel quale guardo come sono messe le cose e mi rassegno a ciò che non va. Non faccio nulla, rimango fermo. L’accettazione invece ha una componente attiva positiva: osservo la realtà del presente, non mi focalizzo solo su ciò che c’è di negativo e non mi cruccio per ciò che avrei potuto fare nel passato ma accetto la realtà presente e guardo con positività ciò che posso fare adesso per migliorare.
E poi accettarsi passa anche attraverso il diventare consapevole di come giudichiamo gli altri. Perché come giudichiamo e critichiamo gli altri è una finestra perfetta del modo in cui giudichiamo e critichiamo noi stessi. Quindi l’auto-accettazione passa anche attraverso l’accettazione del prossimo perché, un po’ come diceva Carl Jung: “Tutto ciò che ci irrita negli altri ci può condurre a una comprensione di noi stessi“.

Wee, arrivati al terzo punto c’è il perdono. Perdonare gli altri e perdonare sé stessi significa liberarsi letteralmente da catene che ci tengono rinchiusi nel rimpianto, nel rimorso, nel rancore. Un po’ come diceva George Herbert: “Colui che non riesce a perdonare distrugge il ponte sul quale egli stesso deve passare“. Se perdoniamo gli altri, automaticamente liberiamo noi stessi. E perdono non significa giustificare i comportamenti di noi stessi o degli altri, significa lasciar andare, accettare quei comportamenti, accettare quelle situazioni come passate, come qualcosa su cui non abbiamo più il controllo ma che possiamo utilizzare per consapevolezze che ci possano aiutare nel presente a crescere. Quindi “Non ti perdono perché sono buono, ti perdono perché sono libero!“. E qui ci potremmo chiedere: come faccio a perdonare un comportamento sbagliato che ho fatto in passato, o ancor più un comportamento che qualcun altro ha fatto e che mi ha provocato del male?
Il perdono non consiste nel giustificarsi o nel giustificare i comportamenti altrui. Si tratta invece di impedire che questi comportamenti, attuati nel passato, rubino il nostro presente, la nostra serenità.

Punto numero quattro: diventare la propria guardiana, il proprio guardiano, essere cioè colei, colui, che cura la propria bambina, il proprio bambino interiore. Tutti noi abbiamo una parte interna, una parte profonda che ha a che fare con il passato, con la bambina e il bambino che siamo stati. Una parte che emerge in età adulta attraverso comportamenti che non riusciamo bene a spiegarci, e che ha sorgente in questa bambina, in questo bambino interiore che custodisce le paure, i traumi, le passioni che abbiamo vissuto durante l’infanzia e l’adolescenza. E nessuno può proteggere questa parte nostra profonda se non noi stessi. Farci i primi guardiani di questa parte fragile, di questa parte che a volte ha paura, che a volte è terrorizzata, su cui non andrebbe compiuta violenza bensì accolta. Bisognerebbe scendere in profondità, andarla a trovare e abbracciarla, dirle: “Ci sono io che penso a te, non preoccuparti, sono qui, ti capisco”. Sembra una cosa tanto fuori dai coppi, ma se l’hai provata sai di cosa parlo. E se non l’hai ancora sperimentata ti consiglio di provare a contattare quella parte tua bambina. Ognuno al suo modo, alcuni riescono a sentirla durante la vita di tutti i giorni, altri vogliono percepirla in maniera più sentita. Io, per esempio, contatto il mio bambino interiore quando medito, ponendo la mano destra delicatamente sotto il mio petto, subito sotto lo sterno, chiudendo gli occhi e immaginando di immergermi dentro di me sempre più in profondità, fino ad arrivare a un albero, un albero sotto le cui fronde c’è un bambino rannicchiato seduto che si abbraccia le ginocchia. Io arrivo e gli parlo. Lo tengo fra le mie braccia, lo rassicuro, gli dico che tutto ciò che prova è lecito e io sono qui per aiutarlo, per proteggerlo, per pensare a lui; a quella parte di me che ha bisogno di me. È un metodo che ritengo potentissimo, poi ognuno lo declina secondo le sue attitudini e il suo sentire, ma è qualcosa sicuramente che ti consiglio di provare a fare, se non lo fai già.

E qui arriva il punto numero cinque, hai presente quando sembra andare tutto male? Sembra che il mondo attorno a te vada a rotoli e che la tua vita lo segua? Ecco, in questi momenti, soprattutto, va ricordato che ognuno di noi ha un luogo sicuro dentro di sé, nel profondo. Cioè una parte di noi che è così profonda da essere invulnerabile, inscalfibile rispetto a tutto ciò che succede all’esterno di noi. C’è la possibilità di rifugiarsi per alcuni momenti in questa parte di noi, se sappiamo trovarla. Durante un momento di concentrazione o di meditazione, preferibilmente con gli occhi chiusi, immaginati in miniatura, come se fossi dentro di te, magari partendo da dentro la tua testa, e ti immergessi sempre più verso il basso, verso il collo, verso il petto e in profondità. Sentissi il dolore dovuto da ciò che è successo all’esterno di te, e mentre vai in profondità ti chiedessi: “Continuo a sentire questo dolore? Sì, allora vado ancora più in profondità. Adesso lo sento un po’ di meno, vado ancora più in profondità. Ora è un’eco lontanissimo, vado ancora un po’ “. Fino a che non senti più ciò che arriva dall’esterno, ed ecco che hai raggiunto il tuo luogo sicuro. Se preferisci, come faccio io, puoi addirittura visualizzarlo. Puoi immaginare di essere in un’oasi. Puoi immaginare di essere in una casa sull’albero, in un tempio greco. Puoi costruire il tuo luogo sicuro a cui accedere ogni volta che senti che il mondo intorno a te ti sta crollando addosso. Un luogo dove il dolore non arriva, un luogo di guarigione, nel quale ami te stessa, te stesso. Sei pronta ad ascoltare tutto ciò che proviene da dentro di te, mettendo per un attimo da parte ciò che invece proviene dall’esterno. Un po’ come tornare nella propria casa interiore, un luogo dove non c’è giudizio, dove si ritrova la serenità, dove puoi rifugiarti ogniqualvolta la tempesta là fuori sembrerà volerti travolgere.

E qui si spalanca il sipario al punto sei, che ricorda che l’amore che proviamo per noi stessi non è poi così diverso in dinamiche rispetto a quello che possiamo provare per un’altra persona, le coccole. Ebbene sì, coccole quotidiane, rispetto per sé. Questo è il nostro punto numero sei. Sapere cosa ci piace, ritagliarci dei momenti della giornata per fare qualcosa che sappiamo premiarci, farci bene. Coccolarci quotidianamente può essere una tisana calda, un bagno rilassante, una fetta di torta, una breve sessione di meditazione, una passeggiata nella natura, qualsiasi cosa noi conosciamo di noi stessi, che ci possa ricordare che noi meritiamo di essere sereni e di prenderci cura delle nostre giornate e del nostro stato interiore.

Via via! Siamo al punto numero sette: dedicare del tempo e dell’energia ai progetti personali, agli interessi, alle sfide. Mentre nel punto sei, quello precedente, si parla di coccole e di premi che ci diamo, qui Nel punto sette si parla invece di qualcosa che ci fa sentire produttivi. Che ci fa sentire, nel nostro piccolo, realizzati quotidianamente. Può essere studiare qualche ora per un esame universitario (di una facoltà che ovviamente ci appassioni), scrivere una pagina di diario o un articolo sul nostro blog, oppure registrare una puntata di un podcast, voilà, pensa te… Anche questo è amore per sé stessi: dare importanza a quello che veramente conta a livello di progetti personali, sfide, interessi.

Ed ecco avviarci verso la conclusione di questo episodio con Jay Shetty, un life coach, podcaster, ex monaco, che ci ricorda l’ottavo e ultimo punto della nostra lista: il saper stare bene in solitudine. Amare sé stessi, secondo Jay Shetty, e in questo mi trovo totalmente d’accordo, significa anche saper stare bene con sé stessi, in solitudine. Questo non significa rasarsi la testa, indossare una tunica, andare su un’eremo da soli per sempre; non significa isolarsi. Significa invece abituarsi a sentire appagamento anche in quei momenti nei quali ci troviamo da soli, che sia fisicamente o emotivamente. Se sappiamo padroneggiare i sette punti precedenti, questo ottavo viene garantito automaticamente. Quando amiamo noi stessi e rimaniamo con noi stessi, non sentiamo il disagio di doverci riempire d’altro o di altri.
Questo ottavo punto l’ho messo bene in pratica durante il mio periodo australiano, durato poco più di un mese, a febbraio-marzo del 2024, nel quale sono stato ospite di una coppia australiana in una cittadina di 3mila abitanti in campagna e ogni mattina mi occupavo della cura del loro giardino (quasi un bosco, pieno di bambù e di animali selvatici bellissimi). In quel periodo avevo tantissimo tempo da dedicare a me stesso. Mi trovavo in un nuovo continente, senza nessun tipo di contatto con nessuno, a parte questa coppia che mi ospitava. E lo ricordo come uno dei periodi della mia vita, forse il periodo, in cui ho avuto più l’opportunità di conoscermi e di scavare dentro di me, di percepire quel disagio che arrivava non soltanto dal sentirsi solo, ma dall’essere anche fisicamente, letteralmente da solo, in un continente lontano e per me nuovo. Ma piano piano, giorno dopo giorno, ha iniziato a piacermi. Mi sono sentito più forte, ho capito che io c’ero per me stesso e ci sarei sempre stato. Non sarei mai stato veramente solo se mi fossi preso cura di me stesso in tutte le sue parti. E quella è stata una palestra fondamentale, e devo dire anche abbastanza rara a livello situazionale, che ora sono tanto grato di aver potuto vivere.

Ed ecco concluso il secondo episodio di questo podcast, densissimo di argomenti. Sicuramente alcuni di questi li andremo a riprendere in maniera più approfondita in prossimi episodi, ma vorrei ricordare gli 8 punti di cui abbiamo parlato in questo episodio per fissarli meglio:
1) conoscere sé stessi;
2) auto-accettazione;
3) perdono per sé stessi e per gli altri;
4) prendersi cura della propria bambina, del proprio bambino interiore;
5) trovare e costruire un proprio luogo sicuro, interiore;
6) dedicarsi delle coccole quotidiane, un rispetto per sé;
7) dedicarsi a progetti personali, interessi, sfide;
8) saper stare anche bene in solitudine con sé stessi.

Vorrei infine evidenziare che noi siamo sempre degni di essere amati, indipendentemente dal fatto che siamo capaci o meno di padroneggiare questi otto punti, indipendentemente cioè dal fatto che amiamo noi stessi. Tuttavia, se li metteremo in pratica, inizieremo a emanare un’energia diversa, un amore per sé stessi che automaticamente ci apre una via per una comprensione, un ascolto e un amore ancora più maturo per il prossimo.

Ci sentiamo tra un paio di settimane con il prossimo episodio.
Un abbraccio.
Grazie.

Esercizio con lista di 120 valori:

Grazie per aver dedicato del tempo alla lettura del mio articolo. Se desideri entrare in contatto con me mi trovi su Instagram come nicorelazioni (account Relationship coach) o nicolasbarilari (account personale), oppure puoi scrivermi una e-mail all’indirizzo info@viaggioversome.com

Se vuoi ascoltare il mio podcast Amore Libero lo trovi qui

Ti auguro serenità e chiarezza interiore. A presto!

Nicolas Barilari

Io in primo piano, mentre mi trovo nel giardino cinese di Vancouver, in Canada.